n. 2 - Nuova Serie/ 2011 SETTEMBRE - OTTOBRE ISCRIZIONE NEWSLETTER

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Periodico telematico di Toscana Promozione
Reg. Trib. Firenze n.5459 - 15/12/2005 - Dir. Nicola Maggi

Toscana: il futuro è nell’export ma serve competitività

La lieve ripresa che si era avviata verso la fine del 2009 e che aveva portato ad una crescita che nel 2010 era stata dell’1% sembrerebbe essersi già fermata se è vero che l’aumento del PIL che IRPET prevede per il 2011 si aggirerà attorno allo 0,6-0,7%.
Come abbiamo più volte segnalato questa fase dell’economia toscana, non diversamente da quella italiana, è segnata dalla evidente contrapposizione tra le logiche che guidano la domanda internazionale e quelle che stanno dietro la domanda interna.

Mentre la prima, pur con le gravi incertezze che sono ancora presenti nello scenario internazionale (ed in particolare in quello europeo), può ancora usufruire della spinta proveniente dall’economie emergenti, la seconda è - e rimarrà ancora a lungo - compressa a causa delle politiche restrittive che il governo italiano sarà costretto ad adottare ancora per tempo.

La crescita sarà dunque guidata dalle esportazioni e richiederà quindi una forte dose di competitività; quella competitività che negli ultimi anni sembrava essere però in parte compromessa, vista la costante perdita di quote di mercato delle imprese toscane che aveva contrassegnato gli anni duemila.
In realtà sia i dati relativi del 2010, sia quelli del primo semestre del 2011 sembrerebbero confortanti indicando un significativo dinamismo delle esportazioni toscane: + 16% nel 2010 seguite da un +12% nei primi sei mesi dell’anno in corso.

Come abbiamo più volte sottolineato nelle nostre analisi il valore dell’export toscano era tornato alla fine del 2010 già sui valori pre-crisi mentre le altre regioni ne erano ancora lontane; tuttavia la ripresa del 2010 e soprattutto quella del 2011 appare più lenta di quella delle altre regioni e caratterizzata da alcune “anomalie” che ne alterano la dinamica: il riferimento è alle esportazioni di oro (la materia prima non l’oreficeria) verso alcuni paesi (Svizzera in larga misura) e che da sole spiegano la metà della crescita avvenuta nei primi sei mesi del 2011 (senza l’oro si passerebbe quindi dal +12% al + 6%).
Sono segnali incerti che tuttavia indicano come il ciclo stia di nuovo rallentando, come del resto viene confermato dall’andamento della produzione industriale (cfr: Confindustria Toscana-Unioncamere Toscana).

Ma i problemi maggiori provengono dalla domanda nazionale dal momento che l’esigenza di rientrare rapidamente dall’eccessivo livello del debito pubblico comporta sia un aumento della pressione fiscale (con conseguente riduzione del reddito disponibile) che una riduzione della spesa pubblica. È quindi evidente che i consumi pubblici sono destinati a diminuire, mentre quelli privati difficilmente potranno aumentare.

In sintesi il modello di sviluppo che abbiamo di fronte punta sulla spinta espansiva delle esportazioni i cui effetti moltiplicativi saranno in parte ridimensionati dalla esigenza di ridurre il peso del debito pubblico.
Più precisamente la crescita dell’economia - se di crescita si potrà parlare - dipenderà dal concorrere delle seguenti circostanze: di quanto aumenteranno le esportazioni; di quanto si ridurrà la spesa pubblica; di quanto aumenterà la pressione fiscale; di come cambierà la dipendenza dall’estero; di quanto si modificherà la propensione al consumo e infine di come si comporteranno gli investimenti privati visto che quelli pubblici difficilmente potranno aumentare.

Su molti di questi fattori esistono ancora oggi forti dubbi, ma se la manovra definita in questi giorni dal governo italiano verrà messa in atto nella dimensioni concordate, per l’economia toscana ciò significherà un minore impulso della domanda interna quantificabile in circa 3 mila milioni di euro nel 2012 solo parzialmente controbilanciato dall’aumento delle esportazioni e del turismo.

Con queste condizioni, le nostre attuali previsioni per il 2012 (coerenti con quelle recenti fatte dal FMI sull’Italia) indicherebbero una crescita per l’economia toscana dello 0,3% in linea con quella nazionale, ma inferiore a quella delle regioni del nord del paese.
Vi sono come dicevamo molte incertezze dietro queste previsioni. Innanzitutto quelle sui mercati internazionali dal momento che lo scenario sopra proposto si basa sull’ipotesi di una crescita delle esportazioni che si avvicinerebbe al 6% in termini reali; una crescita possibile se il contesto internazionale non peggiora (i segnali di questi ultimi giorni non sono rassicuranti).

Ma le più rilevanti incertezze riguardano il quadro nazionale visto che non sono ancora chiare le pieghe che prenderà la manovra. Dal punto di vista dei consumi privati – previsti in lieve crescita - sono molto importanti gli effetti redistributivi della manovra visto che la propensione al consumo è più alta nelle classi di reddito più basse.

Dal punto di vista degli investimenti – anch’essi previsti in lieve ripresa - molto dipende dalle aspettative e dal rapporto con il credito, entrambe estremamente incerte.

Se tutto funzionasse positivamente lo scenario potrebbe cambiare in modo favorevole riportando la crescita dell’economia su livelli superiori all’1%. Una crescita ancora bassa nell’ottica di riportare il peso del debito pubblico a livello accettabile, ma comunque tale da reintrodurre elementi di ottimismo in grado di rilanciare gli investimenti. Difficile dire cosa accadrebbe se le cose non funzionassero.


Stefano Casini Benvenuti
Direttore IRPET

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